Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare
e alzare la testa
non esser così seria, rimani
Avevamo delle certezze, da sempre pensavamo che l’atlantismo e le conquiste delle democrazie liberali fossero un punto di non ritorno. Non si trattava di vivere in un mondo perfetto, anzi, era un mondo assolutamente imperfetto, ma quell’imperfezione era la miglior cosa possibile e si trattava di migliorarla e possibilmente espanderla fino a vivere in un mondo intero che somigliasse all’Europa uscita dapprima dalla seconda guerra mondiale e poi col sogno di unirsi in un unico stato soprattutto dopo la caduta dei regimi comunisti. In questo quadro c’era l’America, la terra delle opportunità, la grande democrazia che ha in costituzione il diritto alla ricerca della felicità. L’America che ci ha aiutato in maniera assolutamente fondamentale a sconfiggere il nazifascismo ma che poi ha sempre contato su di noi come alleati e come soft power per l’equilibrio del pianeta. Certo, era la stessa America che commetteva errori disastrosi in Vietnam o in Cile ma aveva sempre in sé gli anticorpi per proseguire verso il mantenimento di quel sogno americano che è di John Ford ma anche di Bruce Springsteen, di Martin Luther King come di Jack Kerouac, di John Fitzgerald Kennedy come di Ronald Reagan che, non a caso, in un suo famoso discorso disse che governare gli Stati Uniti d’America significava dover sempre difendere i grandi ideali contro i bassi istinti, perché così è fatto l’americano medio, più Homer Simpson che Barack Obama. E adesso ha vinto Homer.

C’era un solo enorme desiderio che aveva la Russia negli ultimi 70 anni: togliere l’influenza americana dall’Europa. Ebbene, ce l’ha fatta. E noi, come degli stronzi, siamo rimasti a guardare. Questi giorni sono così assurdi che diventa molto difficile, almeno per chi vi scrive, riuscire a mettere in fila ordinatamente i pensieri. E quindi viene da divagare, in questo mare, anzi, in questo oceano, di paura e sgomento. La politica italiana si sta manifestando di una pochezza disarmante e c’era da aspettarselo. Davvero con questa classe dirigente pensavamo di essere all’altezza di una crisi mondiale di portata così storica? Alla direzione PD una lunare Elly Schlein se n’è uscita con: “Noi non siamo con Trump e il suo falso pacifismo e non siamo con l’Europa per continuare la guerra”. Questa, sull’Europa, è la visione di Putin e di Trump, ma pazienza. Ricorda quell’imitazione di Veltroni che faceva Guzzanti. “Noi siamo di sinistra ma vorremmo essere anche di destra” “noi siamo della Roma ma anche della Lazio”. Il PD è nato e morirà senza sapere cosa vuole. D’altronde non può mica scontentare l’alleato trumputinano Conte, le cui recenti dichiarazioni farebbero accapponare la pelle ad un serio partito democratico di sinistra, se ci fosse.

Sul fronte governativo pure peggio. Prima la presidente del consiglio ha addirittura condiviso la pesantissima invettiva contro l’unione europea pronunciata dal vicepresidente americano J.D. Vance, mostrandosi per l’ennesima volta lontana dall’idea di Europa federale che hanno Macron, Merz e in generale chi si batte per gli Stati Uniti d’Europa con tutte le conseguenze (politica estera comune, esercito comune, eccetera…). Poi, dopo il fattaccio di venerdì 18 febbraio, la dichiarazione di Meloni su quanto accaduto fra Trump e Zelenskyy è stata debole, cerchiobottista e inconcludente. Paragonate quel testo a quello degli altri capi di Stato e di governo in giro per l’Europa: la differenza è lampante. Oltre a ciò è una dichiarazione arrivata molto dopo a quelle di Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Estonia, Irlanda, Lettonia, Olanda, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Germania, Norvegia, Cecoslovacchia, Lituania, Moldavia, Spagna, Polonia, che hanno tutti esternato la loro vicinanza e solidarietà a Zelenskyy, in un modo mille volte più diretto rispetto all’amica di Musk. A proposito, ma che differenza c’è tra Musk e un oligarca russo? Nota di colore: Elon Musk è diventato papà per la quattordicesima volta. si chiama Seldon Lycurgus. Con la cantante Grimes (di cui consiglio i dischi, pensate un po) in precedenza, ha avuto X AE A-XII (baby X), Y (precedentemente Exa Dark Sideræl) e un figlio di nome Techno Mechanicus (Tau). Meloni, con cotante amicizie, si era messa in testa di essere la capa sovranista europea e ponte con gli USA di Trump. Sia chiaro, la necessità di un dialogo con gli USA è giustissima, ma su quali basi? E poi, siamo sicuri che questi USA vogliano dialogare con noi? In ogni caso per come si sta muovendo l’Europa adesso Meloni non sta quasi toccando palla, la sua proposta di estendere l’articolo 5 della Nato anche all’Ucraina è molto complessa a dir poco e Donald difficilmente la ascolterà su questo. Nella foto del summit londinese, Giorgia la si nota a malapena. Secondo voi un certo Mario Draghi finiva in terza fila? Meloni non è di certo il miglior primo ministro che ci poteva capitare adesso, il problema è che, tranne il citato Draghi, vien mal di testa a pensare a chi altro potrebbe esserlo. Si finisce col rimpiangere Gianfranco Fini che, in un’intervista perfetta, ha detto: “Gli ucraini sono patrioti europei. […]è arrivato il momento di usare i capitali russi congelati. Se l’Ue non fa capire agli USA che su democrazia e valori fondanti dell’Occidente non si può transigere, si condanna all’autodissoluzione”. Ridateci gli anni ’90.

Ebbene si, siamo dentro ad una distopia. Se domani Donald ci chiedesse indietro i soldi del piano Marshall non mi stupirei. Tutto sta diventando normale, ma il sovranismo è sta cosa qui: trovi sempre uno più sovranista di te, è una gara a non essere solidali e il risultato finale lo può non capire solo un Matteo Salvini globale. Lui, Salvini, che l’altro giorno brindava a wodka. Uno che non ha mai capito nulla di politica estera, di economia, di clima, di diritti sociali e civili. E ora, oltre a brindare perché Trump sta con Putin, dice pure che i dazi fanno bene alle imprese italiane, tifando per la fine della democrazia liberale e per l’inizio della guerra commerciale che metterebbe in ginocchio l’economia di un paese esportatore come il nostro. Abbiamo aspettato da tempo il momento in cui i sovranisti di tutto il mondo dopo aver finito di sputare all’unisono a tutte le istituzioni sovranazionali, avrebbero cominciato a sputarsi fra loro. Il tempo è giunto.

La sorpresa, molto amara, è che pure Zaia sta con Trump: ”A seguire all’infinito Zelenskyy si rischia l’isolamento dell’Europa, che non può più sopportare questa guerra. L’Europa deve rimanere agganciata agli Stati Uniti e dare vita a un vero asse Usa-Ue che è quello davvero vincente nel mondo”. Allo stesso tempo però ha aggiunto: “Il Veneto non può reggere i dazi di Trump, bisogna sedersi al tavolo e parlare con una voce”. Insomma, quando gli tocchi il Veneto si anima.
Le immagini dell’incontro vergognoso nella sala ovale, incontro/agguato, rimarranno per sempre nella storia. In queste ore le abbiamo viste e riviste e provocano spavento e rabbia. “O si fa un accordo o gli Stati Uniti se ne vanno. Stai giocando d’azzardo con la terza guerra mondiale”. Trump e Vance, miserabilmente, contro il presidente di una nazione aggredita che combatte una guerra di sopravvivenza. Che vergogna e che imbarazzo per gli Stati Uniti d’America. Trump e Vance si sono comportati apertamente da asset di Putin, e l’obiettivo di Putin è la sostituzione di Zelenskyy con un fantoccio di Mosca. L’America trumpiana sfascia un secolo di relazioni e alleanze internazionali, si posiziona a fianco dei suoi nemici storici in piena guerra europea, si schiera con l’aggressore autoritario contro la democrazia invasa, pratica la più abietta delle inversioni di responsabilità. Noi ci appoggiamo a Keir Starmer, leader di un Regno Unito mai così europeo nemmeno in era pre-brexit che ha dichiarato: «Quello di cui l’Ucraina ha bisogno adesso sono armi e beni di prima necessità. Non ha bisogno di persone che twittano e fanno sfoggio di virtù». Ma soprattutto a quanto ha detto il premier polacco Tusk: “Signore e signori, questo è un paradosso! 500 milioni di europei chiedono a 300 milioni di americani di proteggerli da 140 milioni di russi. La soluzione è semplice, se dobbiamo contare qualcosa, dovremmo contare su noi stessi. Perché l’Europa è una potenza globale.” Chissà…
i russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio











