UNA FONTANA D’ODIO

Lo avevamo scritto ieri. Era un triste giorno della memoria. E tra le altre cose segnalavamo quel fatto in Bertoliana, quell’aver imbrattato una locandina che annunciava gli eventi per il 27 gennaio con un simbolico sangue, accusa diretta al popolo di Israele. Ma mentre pubblicavamo quel pezzo, nella centralissima piazza Garibaldi accadeva un altro fatto triste, anzi indecente, collegato al gesto avvenuto in biblioteca. L’acqua della “Fontana dei bambini” di Nereo Quagliato veniva cambiata in un rosso sangue e non tutti si sono subito accorti di cosa quel gesto volesse significare e della connessione con la “protesta” in Bertoliana. L’anonimo (o gli anonimi) odiatore concettuale, portava avanti la sua battaglia contro Israele, anche se si dovrebbe più correttamente dire contro gli ebrei. Mentre in Bertoliana il sangue scorreva dalla locandina del giorno della memoria giù lungo il muro fino a terra, metafora di un sangue presente inferto proprio da Israele, lo stesso accadeva nella fontana in centro ma con un messaggio ancora più forte e violento. Il messaggio è: popolo ebraico io non ti piango oggi che è il tuo giorno, perché non sono ipocrita. Io ti biasimo per 80 anni di soprusi, ti addosso le colpe di ogni disgrazia in Palestina e non mi basta il tuo ricordare la Shoah per rimanere impassibile. Tu, popolo ebraico, stai ammazzando migliaia di bambini, e questa fontana dedicata ai bambini diventa oggi idealmente la fontana di Gaza e il sangue di quei bambini ricadrà su di te, popolo ebraico. Ecco il messaggio. Che sia antisionismo o puro antisemitismo fa poca differenza. Il gesto equipara un genocidio a una guerra, che ha i suoi crimini efferati, per cui Netanyahu pagherà di fronte alla giustizia e alla storia, ma il genocidio è altro. Il genocidio ha due caratteristiche, una è la pianificazione della eliminazione dell’etnia o del gruppo sociale oggetto della campagna genocidaria, l’altra è l’assenza di un rapporto funzionale con una guerra. Anche i genocidi commessi durante le due guerre mondiali (armeni, ebrei, rom e sinti) non ebbero la guerra né come causa né come scopo, anzi furono eseguiti sottraendo uomini e mezzi allo sforzo bellico. D’altronde, anche di fronte ad operazioni militari volte intenzionalmente a produrre vittime civili e che hanno causato morti innocenti nell’ordine di decine di migliaia (Dresda) o centinaia di migliaia in pochi giorni (Hiroshima e Nagasaki) o addirittura un milione (assedio di Leningrado), non si è mai parlato di genocidi. Ma qui ormai è difficile se non impossibile spiegarsi. E per l’odiatore concettuale che imbratta biblioteca e fontana, il popolo ebreo è colpevole. E non mi si dica che non è così, perché la scelta del 27 gennaio è la prova provata. Il messaggio è chiaro, è sbagliato ed è abietto. Noi diamo la nostra vicinanza a tutti gli ebrei di Vicenza.

Maggio 2026

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