BUON ANNO?

C’è un pezzo di storia della televisione ed è quello della diretta della sera del 31 dicembre 1977 con Enrico Montesano (che era ancora un ottimo comico e non un no vax complottista) che facendo il conto alla rovescia ad un certo punto se ne esce con: “meno sette, meno sei, meno cinque, meno furti, meno rapine, meno attentati, meno uno, buon anno!!”. Eravamo all’apice degli anni di piombo e il paese ormai non sapeva più come uscirne. Da lì a tre mesi la follia del caso Moro avrebbe segnato il punto di non ritorno. Ma dal terrorismo alla fine uscimmo e gli anni ottanta (prendere o lasciare) furono un decennio di prosperità e ottimismo. Rimaneva l’incubo nucleare. Si vendevano rifugi antiatomici come fossero bungalow al mare, cinema e letteratura raccontavano di scenari possibili vicini alla fine del mondo, Sting cantava “Russians” che era una pessima canzone ma il sentimento più o meno era condiviso da tutti. Poi arrivò la glasnost e pian piano il novembre 1989. Nei primissimi anni ’90 eravamo finalmente felici come in un sogno. Muro caduto e l’idea forte anzi fortissima (anche senza aver letto Fukujama) che la democrazia liberale diventasse internazionale. In realtà proprio da quel momento iniziò il lento assopimento della nostra coscienza, nostra in quanto occidentali, che poi piano ma inesorabile ha portato alla situazione in cui ci troviamo ora, e non è una situazione facile, anzi, tutt’altro.

L’ultima decade del secolo, che sarebbe dovuta essere quella della nascita di una forte Europa e di un riequilibrio mondiale per fissare fondamenta democratiche sempre più profonde, ha invece dapprima visto la tragedia della guerra in ex Jugoslavia non capita in tempo e gestita poi malissimo soprattutto dall’ONU (il massacro di Srebrenica è ancora lì ad eterna vergogna), poi la Cina che (con la fine dell’influenza sovietica) ha iniziato a muovere guerra al mondo libero non con le armi ma con il mercato e una sua particolarissima dittatura capitalista, gli Stati Uniti clintoniani che vivono un’epoca di vacche grasse anche grazie alle reaganomics degli anni prima e perdono un po’ il polso della situazione, la Russia che passa da settant’anni di dittatura al regime degli oligarchi e infine l’Europa che nasce sbagliata, tradendo il sogno dei fondatori e comunicandosi fin dal principio come qualcosa di algido e ragioneristico. Poi, per dare uno schiaffo alla storia, arriva l’undici settembre e noi non siamo pronti. I liberal democratici, la sinistra riformista e i conservatori moderati, ovvero tutti quei partiti che all’epoca governavano l’occidente, dovevano e potevano ancora capire quel che non capirono dieci anni prima ovvero che serviva una sorta di nuova Jalta ed era urgente anzi urgentissimo poter gestire la globalizzazione, evitare gli estremismi, governare gli aspetti valoriali, non avere approcci ideologici verso i flussi migratori e criticare l’euro così come stava e battersi per una vera Europa unita che non fosse un’entità astratta. Ma soprattutto quei partiti e quei politici non dovevano assolutamente lasciare che la situazione si polarizzasse. E invece in particolar modo la sinistra mondiale ha iniziato un processo di incomprensibile mancata lucidità e dapprima si è ancorata ad un pacifismo antistorico e poi ha giocato tutte le sue fiches sui diritti e sul politicamente corretto fino alla deriva dell’ideologia woke mentre intanto il centro a poco a poco spariva. Aldo Moro sapeva bene che quando manca un centro stabilizzatore, lo scenario inevitabilmente si polarizza e a quel punto vincono le destre ed è quello che sta accadendo adesso per colpa delle miopie degli ultimi trent’anni. E quei temi che dovevano essere gestiti dai riformisti, dalle sinistre liberali, dai centristi democratici e dai liberali di centro destra, sono stati regalati ai salvini di tutto il mondo.

Tra poche ore sarà il 2025. E sarà un anno forse decisivo. Ad inizio dicembre la Romania è riuscita in extremis ad evitare che Putin vincesse, con la strategia della guerra non lineare, le elezioni politiche. Ma in mezzo mondo il dittatore criminale russo è ancora visto come uno che ha anche le sue ragioni e da noi in particolare leghisti e cinquestelle lo difendono pure. Come se non bastasse c’è la fronda pacifista ad oltranza che più o meno inconsapevolmente lo favorisce. Non è una novità. Alla Conferenza di Monaco (1938) si poteva anche supporre che gli inglesi di Chamberlain e i francesi di Daladier (Mussolini stava con Hitler, a imperitura vergogna italiana) non pensassero che cedere i Sudeti sarebbe stato così terribile. Si può supporlo, ma non è vero: Chamberlain aveva bisogno di tempo, Churchill vide benissimo quel che sarebbe successo e Daladier si vergognò dell’accordo nel mentre lo stipulava. Si può, però, supporre che non ne immaginassero le conseguenze. Oggi però abbiamo tutti gli strumenti per immaginarci le conseguenze che comporta dare il via libera ad uno che vuole reinstaurare l’impero russo. Eppure stiamo lasciando fare. Come con la Crimea e con il lavoro di infiltrazione destabilizzatrice che va dalla Georgia alla Romania, a Roma, Parigi, Berlino e Londra. Perché questa è la nostra debolezza ed è quello che serve a Putin. Così come gli fanno agio tutti i pacifisti e gli organi di informazione che gli credono quando parla di pace. Lui, che parla di pace, e gli credono. D’altronde era pieno, anzi pienissimo di manifestanti e di mobilitazioni contro la guerra ad Hitler a fine anni ’30 perché poteva tenersi Austria e i Sudeti e finiva lì.

Poi c’è il Medio Oriente e l’enorme questione Islam. Il vero mondo alla rovescia è quello che porta recentemente a sventolare le bandiere dei peggiori regimi della terra in piazze che rivendicano libertà e diritti. Non può essere solo una mera seppur devastante questione di ignoranza. Se siamo arrivati ad un livello tale di confusione e di mancanza di riconoscimento di noi stessi è un problema che può essere letale. L’occidente ha mille, anzi miliardi di difetti, ma rimane la via maestra e le nostre mancanze che, va ribadito, sono gravi, non possono nemmeno lontanamente essere risolte guardando a modelli disumani o illiberali. In tutto il mondo va costruita più giustizia, più cultura, più equità e più democrazia ma c’è una parte di mondo in cui, piaccia o non piaccia, questi aspetti sono immensamente più radicati ed è la nostra e non è ammissibile umanamente che, in odio ad Israele (capro espiatorio di ogni male) si arrivi a simpatizzare per dittature di puro terrore nazista che schiavizzano e ammazzano donne, omosessuali e qualsiasi libero pensiero. Così come è inconcepibile che i jihadisti entrino a liberare la Siria dal tiranno Assad e in occidente ci sia gente che festeggia senza capire che un inferno ne ha sostituito un altro. Siria che ha avuto dalla sua parte il fido alleato Putin e infatti Assad una volta caduto ha chiesto asilo politico a Mosca, ottenendolo.

L’asse mondiale è chiaro a tutti tranne a chi non vuol vederlo. Russia, Iran e Cina vogliono indebolire le democrazie, un asse che si basa sulla cooperazione militare, sull’avversione all’Occidente e sulla comune necessità di affrontare sanzioni internazionali. L’anno che sta arrivando può davvero essere determinante per il nostro futuro ma noi sembriamo come immobili. Gli unici a capirlo, e a spiegarlo in tutte le lingue possibili, sono i paesi che dalla caduta del Muro di Berlino e dal crollo dell’Unione Sovietica si sono affrancati dal colonizzatore moscovita, e che oggi vivono con grande preoccupazione il revanscismo imperialista russo. Loro sanno che non si tratta di chiacchiere, ma di una minaccia esistenziale. E quindi si mobilitano, e avvertono gli europei occidentali del pericolo. A Russia, Iran e Cina va aggiunta la Corea del Nord a cui Mosca, in crisi militare, ha chiesto aiuto. Poi c’è il grande punto interrogativo chiamato Donald Trump che di sicuro non si può considerare alleato del fronte del male ma altrettanto sicuramente sarà un perno mondiale con la sua contro-rivoluzione americana.

Ucraina, Medio Oriente, crisi delle democrazie, ritorno dei nazionalismi, USA ad un bivio, i temi per il 2025 sono questi e sono drammaticamente vicini alla loro soluzione, in un caso o nell’altro. In tutto questo o l’Europa si sveglia davvero o domani è troppo tardi. Buon anno, comunque vada, che ne abbiamo bisogno.

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