L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI DENTRO

La tentazione di dire “è troppo, io scendo” e abbandonare così questa giostra sempre più simile ad un circo è fortissima. La tentazione di accettare che ci meritiamo questa deriva è ancora più forte. Il momento storico è grave e pure serio, ci perdoni Flaiano se lo si contraddice. La vittoria di Trump sta facendo, come era ampiamente prevedibile, da acceleratore verso un orizzonte fosco e di difficilissima comprensione. Non è che un punto, questo, di un percorso iniziato da tempo. La china intrapresa dal populismo, di destra e sinistra, dalla polarizzazione su pressoché tutto, dall’abbandono dei contenuti in favore della sola appartenenza quasi tribale. Non possiamo, in tutta onestà, sorprenderci. Anzi, è ridicolo indignarsi adesso, quando era già ampiamente tutto previsto. Il mondo sta diventando un’ora d’aria di picchiatelli agitati. Quando Salvini disse: “meglio Putin di Mattarella”, ci parve una delle tantissime stupidaggini di uno che bacia i salumi quindi non gli demmo credito. Oggi Crippa, braccio destro di Salvini, dice: “tra Musk e Mattarella non ho dubbi, meglio Musk”. Il Presidente della Repubblica come simbolo del novecento, del “vecchio” da scartare per far posto al nuovo ruggente Elon, genio del futuro transumano. Finché sembrava avanspettacolo, i comici ci scherzavano sopra, oggi c’è poco da ridere. Chi si sorprende è colpevole.

Le colpe dei democratici americani sono enormi e profonde. E sono molto simili alle colpe di tutta quella parte politica che si sta opponendo alla crescita costante dei nazionalismi e dei populismi di destra nel mondo. Quello che i cosiddetti progressisti non riescono proprio a capire è che finché non fai lo sforzo di immedesimarti in chi vota per rabbia, per sconforto, per dileggio, per ignoranza, potrai solo limitarti a non comprendere e a pensare che l’umanità sia impazzita e che sia inconcepibile ed inaccettabile avere i Trump, i Salvini, i Farage, Orban, Wilders, Höcke eccetera… Non è gente nata da un rutto, non è escrescenza purulenta per cui schifarsi e guardare altrove, è parte intrinseca della crisi attuale e protagonista di un vuoto politico sempre più radicato. I trumpisti globali provano che la sinistra è stata incapace di analizzare la società negli ultimi vent’anni e ora invece di rendersene conto e agire di conseguenza, scarica sulla destra la colpa di aver forgiato un elettorato che invece è stato banalmente solo fatto emergere. Gli operai italiani votano molto di più Meloni che Fratoianni, possibile non ci si pongano delle domande?

Vero è che la realtà pare non interessare più a nessuno. I risultati del governo Meloni, se si vanno a vedere i fatti nudi e crudi, sono vicini allo zero ma la propaganda costante e identitaria ha permesso che i consensi non mutassero di una virgola. Unica cosa che muta è il tasso di assenteismo ad ogni tornata elettorale e il partito di chi non vota oggi è più che mai saldamente al primo posto. Il problema è che dall’altra parte va anche peggio. Da noi come negli USA. E infatti si è visto com’è finita e si è visto pure come le previsioni nostrane su quel voto fossero tutte piene di wishful thinking e vuote di realismo. Altro che gouche caviar, siamo alla martian left, una sinistra che abita altri pianeti e non è più in grado di connettersi col nostro. Quel che rimane come gesto forte e impetuoso è il non starci a questo gioco al massacro (ve lo ricordate Scalfaro?) e chiamarsi quindi fuori. Piero Pelù lascia X e diventa paladino di quelli che non trattano con Musk. Una sorta di aventino digitale. Ci si scandalizza, ci si sente offesi e quindi si molla, si scende dalla giostra. E mentre questo accade, sullo schermo ideale passano le immagini delle mani con scritto “DDL Zan”, dei caroselli pride, del balcone da cui abolirono la povertà, di Taylor Swift e la gatta, delle immani mostruosità abnormi del pensiero woke, dei mille e mille ancora esempi di superiorità insopportabile in cui è caduta questa sinistra in ogni angolo del globo terracqueo (cit.). Non solo. Nel mondo dem c’è la forte propensione a non accogliere chi critica anche dall’interno, figuriamoci dall’esterno. Metti in discussione le frontiere debbano essere spalancate? Sei razzista! Osi avere dubbi sulla facilità con cui si parla di gender? Omofobo o peggio. Ti permetti di chiedere si parli di sicurezza? Di tasse? Di senzatetto? Sei fascista, non c’è altro da dire. E allora chi lascia X è solo l’ultimo esempio di stoltezza e imbarazzante ingenuità ma fa capire quanto ancora abissale sia la distanza che si deve percorrere per fermare l’ondata estremista mondiale. Servono contenuti, servono modelli di società, servono risposte, serve umile e vera comprensione del popolo, senza aver paura di sporcarsi le braghe bianche. Serve capire seriamente che questa, citando Mattia Feltri, non è più politica: è volantinaggio. Mai come ora serve chiamarsi dentro, non abbandonare, non lasciare il campo. Perché il pericolo è vero, è qui, ora, e per vincerlo va capito, non preso come un errore di sistema.

Gennaio 2026

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