Da poco è uscito l’interessante ultimo libro di Federico Rampini “Grazie Occidente!” in cui il giornalista genovese, naturalizzato statunitense, in quasi 400 pagine approfondisce quello che è uno dei temi attuali, ovvero la crisi di identità del mondo occidentale. “Se usassi queste due parole (Grazie Occidente, ndr) in un’università americana sarei cacciato”, dice Rampini. Il suo saggio sonda quello che lui definisce “il supremo tabù di questa epoca”, ovvero l’essersi scordati di “tutto il bene che abbiamo fatto, a noi stessi e agli altri”. In una recentissima intervista all’Huffington Post poi, lo scrittore rincara la dose: “Viviamo in un’epoca di conformismo ideologico, per cui dell’Occidente bisogna solo denunciare le colpe. Nelle punte estreme della cultura woke americana, che ormai contagia l’Europa, c’è addirittura un razzismo contro i bianchi, descritti come l’unica etnìa veramente predatoria, oppressiva”.

La posizione di Rampini, 30 anni fa sarebbe stata accettata da una discreta maggioranza di persone. Tra gli anni ’80 e i ’90 abbiamo vissuto “l’era di Fukujama” in cui si pensava che il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’umanità, avrebbe raggiunto il suo apice alla fine del ‘XX secolo, snodo epocale a partire dal quale si sarebbe aperta una fase finale di conclusione della storia in quanto tale. Era caduto il muro di Berlino e il mondo comunista era divenuto conseguentemente una minoranza, la guerra fredda pareva un ricordo, gli stati liberali, fossero liberal democratici o social democratici, riportavano al centro l’equilibrio. Per il politologo Francis Fukujama la forma di stato ispirata al liberalismo democratico era l’ultima possibile per l’uomo, e anche la più perfetta: essa non poteva infatti degenerare in niente di peggio, ed essa stessa non è degenerazione di nessun’altra forma politica. Una teoria a modo suo hegeliana che rielaborava la fenomenologia della storia. Il problema è che la storia non era affatto finita e la “fine della storia” è possibile solo nel grado temporale di essa, mentre in quello geografico tale esito potrà sempre essere contestato dal riemergere delle storie particolari. L’undici settembre è stata la madre di tutte le storie particolari, e con essa il nuovo secolo è iniziato rimettendo in discussione ogni equilibrio. Fino a questo momento attuale, in cui gli appena citati disequilibri paiono essere giunti ad un punto parossistico. La guerra di Putin prima e il pogrom del 7 ottobre poi, invece che compattare il mondo libero hanno aperto ferite al suo interno sempre più profonde.

L’occidente non è sicuramente perfetto, ha molto da farsi perdonare, ma ha favorito sviluppo e progresso; è stato vituperato e demonizzato, ma non si sono mai viste fughe verso l’altra parte del mondo, anzi, è vero il contrario! Illuminismo, Umanesimo, Diritti Umani, Democrazia, Stato di diritto, Liberalismo, Secolarismo, Laicismo, sono conquiste del mondo occidentale. Cito Rampini: “Se la longevità è aumentata, la mortalità infantile è crollata, il livello d’istruzione è cresciuto nel mondo intero, è perché l’Occidente ha esportato progresso. Dove si combatte per migliorare i diritti umani – per esempio la condizione della donna – il paradigma da emulare siamo noi. Il nostro modello industriale ha sollevato dalla miseria grandi nazioni. La sfida per un’economia più sostenibile e per decarbonizzare l’ambiente sarà vinta grazie alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica dell’Occidente”.

Perché allora questa crisi e questa difficoltà nel dover ammettere quanto appena riportato? L’orizzonte è fosco e nebuloso e il tema lungi dall’essere spiegabile con semplicità. La sinistra più anti sistema e anti capitalista da sempre punta il dito contro il modello occidentale, reo di avere rovinato il mondo attraverso il consumismo e la finanza. Ma contro quel modello ora c’è anche un vento fortissimo che spira da destra. La destra dei nazionalismi che è tornata forte come non lo era dal dopoguerra e che col suo populismo sovranista ha una fortissima matrice illiberale, è anti globalizzazione, contro un’Europa federale, favorevole al protezionismo e quindi specularmente anti occidentale tanto quanto la sinistra antagonista e anti inclusiva quando le grandi democrazie hanno storicamente fatto le loro fortune sull’integrazione. I fan di Putin si contano molto di più nelle destre mondiali, mentre contemporaneamente vi è una paradossale conversione tra destra e sinistra nell’accusare Israele al punto da poter dire si stia rivivendo un problema antisemitismo con le sinistre mondiali sostanzialmente unite pro Palestina.

Questo mondo, con Putin, Hamas, Orban, Trump, Maduro, questa Cina forte e questa Europa in crisi, rischia di essere il più grande nemico di se stesso. Se il saggio di Rampini insegna qualcosa è proprio che serve “una lezione di onestà storica è urgente per le nuove generazioni, che aiuti a ricostruire la nostra autostima e a vedere il futuro con più fiducia”. Prima che la storia ci riproponga incubi che speravamo dimenticati per sempre.










