L’adunata del ’91 e quella del ’24

Il 10 dicembre scorso, il consiglio nazionale dell’A.N.A. ha ufficializzato la scelta di chi ospiterà l’adunata nazionale nel 2024, un evento capace di far convogliare per tre giorni, dal 10 al 12 maggio, circa mezzo milione di penne nere. L’onore toccherà a Vicenza, città candidata assieme a Biella, Modena e Viareggio. Soddisfazione da parte del sindaco Francesco Rucco che ha dichiarato: “Accogliamo con entusiasmo questa notizia, perché la città ha fortemente voluto questo risultato. Ringrazio il consiglio nazionale che ha valutato positivamente il dossier presentato e gli alpini della sezione Monte Pasubio di Vicenza, in primis il presidente Lino Marchiori ed il past president Luciano Cherobin. Un lavoro certosino supportato con convinzione dall’amministrazione comunale che ha già deliberato da tempo un contributo vincolato sul bilancio di 600 mila euro. Ma ha pesato anche tutta la programmazione logistica e dei trasporti, fattori determinanti per la buona riuscita di un evento di queste proporzioni. Dopo 33 anni Vicenza e la sua provincia, le più alpine d’Italia per numero di iscritti all’A.N.A., avranno la gioia di diventare la capitale italiana dell’alpinità. Saranno tre giorni fantastici!”

L’entusiasmo del primo cittadino è assolutamente giustificato. Vicenza ha avuto un’altra adunata alpina: era il 1991 e molti si ricordano ancora chiaramente quei giorni. Ma fu solo una grande festa? E come sarà la nuova adunata dell’anno prossimo? Abbiamo chiesto ai nostri lettori di mandarci commenti e ricordi legati a quell’edizione e anche dei pensieri sulla nuova. Ecco di seguito le mail che ci sono arrivate e i commenti inviateci via social. Il tema ricorrente pare sia la differenza tra com’eravamo e come siamo diventati e la paura di disordini.

“Bene un grande evento del genere, ma mi chiedo: quel terribile monumento davanti alla stazione poi verrà tolto? Vicenza è la città del Palladio. Bassano è la città degli Alpini quindi era opportuno farlo li. Inoltre se proprio doveva essere fatto a Vicenza si poteva fare una progettazione migliore ! È proprio brutto . Mi domando e la Soprintendenza e l’ordine degli architetti ???” Daniela B. (via social)

“Io ricordo il 1991 con grande affetto. Era un’altra Vicenza però. Anni splendidi in cui la città pareva più viva che mai. Nascevano i primi locali notturni come il Vinelli, il Totem, lo Scarlatti, c’erano concerti ogni sera, ristoranti ancora di alta qualità in centro, un’atmosfera di ottimismo e festa che durò almeno fino a tutti gli anni 90 e poi pian piano si perse. Gli alpini arrivarono dentro quella situazione e fu una gioia per tutti. Nel 2024 arriveranno in una città profondamente diversa e, per quanto mi riguarda, decisamente peggiorata sotto tutti i punti di vista”. Mario Barbieri (via mail)

“Un gruppo di alpini venne a chiederci di piantare la propria tenda nel cortile della nostra scuola elementare perché  non c’era  più  posto in città. La Direzione ha dato il consenso. I bambini  erano entusiasti per il clima di grande festa. Indimenticabili i panini con la soppressa che ci offrivano ogni giorno. W gli alpini…anche quelli che se ne sono andati😁” Anna Vinci (via mail)

“Dopo quanto accaduto l’anno scorso a Rimini, ritengo fosse il minimo capire che l’adunata non poteva più svolgersi in una città ma in luoghi adatti a manifestazioni del genere. Gli alpini sono uomini e gli uomini sanno essere animali. Tutto è peggio di una volta, anche il grado di educazione. Di sicuro in quei giorni del 2024 lascerò Vicenza”. Sergio Foschi (via mail)

“Nel 1991 si è bevuto tantissimo, questo ricordo. E ricordo alpini che sistemavano e pulivano prima di lasciare Vicenza. Spero la mia memoria non sia offuscata dal cabernet”. Luigi Ponchia (via mail)

“Il ’91 fu un weekend di pioggia al venerdì e sabato e sole alla domenica. Io ricordo bene che furono semplicemente schifosi. Le loro adunate le devono fare in alta montagna visto che sono alpini e dovrebbe essere il loro luogo naturale. Non i centri della città”. Maurizio G. (via social)

“Spero sarà meglio ma dubito. Mio figlio aveva 17 anni e si divertì tantissimo ma noi avevamo un negozio in centro e fu un incubo”. Raffaella Scaron (via mail)

“Sono molto felice e nel 1991 per me fu tutto perfetto. L’importante credo sia nell’organizzazione qui in città. Forse eravamo persone migliori allora”. Bruno Pozza (via mail)

“Ci sarò senz’altro, anche se non vivo a Vicenza. Temo solo si paralizzi la città e mi auguro si metta a punto un piano logistico serio”. Enrica Maitilasso (via mail)

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