CERCASI UN MATTEO TOSETTO NELLA LEGA VICENTINA

Questo giornale non parla di politica, infatti questo articolo non è su un politico ma su Matteo Salvini. Non sul mojito, sulle porchette, sui citofoni, sulla “strategia” durante l’elezione del Presidente della Repubblica, sul fatto fosse comunista padano, poi cantasse “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”, volesse uscire dall’Europa, adorasse Trump, flirtasse con Forza Nuova, si facesse fotografare coi fucili in mano, baciasse i rosari, trattasse i migranti come appestati e si sia sempre e solo basato su bassa, fetida propaganda. No, non su questo. Perché tutto questo, credetemi, è clamorosamente il meno. Questo articolo è su una questione culturale e sociale che si chiama “libertà” e che oggi come oggi si coniuga alla voce del verbo “resistere”, che è un’azione che sta compiendo da quasi otto mesi l’eroico popolo ucraino.

Sono giorni molto importanti sul fronte bellico e giusto sabato l’Ucraina ha fatto crollare un ponte a dir poco strategico che collega la Russia con la Crimea. Che, per chi non lo sappia o faccia finta di non saperlo, non è territorio russo visto che è stata conquistata con la forza da Putin e apparteneva all’Ucraina. Ma ormai è un po’ tutto concesso. D’altronde la Crimea è particolarmente cara ai leghisti veneti. Nel 2014, mentre in piazza Maidan si combatteva per la libertà, in Veneto ci si batteva per l’annessione. La propaganda russa è infatti giunta ai massimi vertici istituzionali della Regione. Prova ne è la deliberazione n. 103 del 18 maggio 2016, con la quale il Consiglio Regionale Veneto ha approvato la risoluzione presentata dai consiglieri della Lega e della maggioranza che sostiene Luca Zaia (opposizioni contrarie). Nella premessa la risoluzione tratta in poche righe oltre mille anni di storia, provando a narrare, naturalmente, pochi episodi utili alla causa. Dopo aver spiegato che «la penisola di Crimea presenta da sempre un miscuglio di popolazioni di lingua ed etnia diverse», la risoluzione conclude invitando il Presidente Luca Zaia «ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento Nazionale e le Istituzioni Europee per la revisione dei rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa, evidenziando i danni irreversibili alla nostra economia provocati dalle loro scelte scellerate ed irresponsabili anche alla luce della sicurezza internazionale». Avete letto bene: nella retorica filorussa della Lega veneta sono l’Europa e l’Occidente che mettono a repentaglio la sicurezza internazionale. Infine, ce n’è anche per il governo italiano, che viene invitato «a riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo mediante un referendum» e a «chiedere l’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze all’economia del Veneto, i cui effetti sono destinati ad essere irreversibili e duraturi nel tempo». Il Presidente del Consiglio Veneto Ciambetti, tutto orgoglioso, esponeva la bandiera del leone con a fianco il presidente Kostantinov. Una vergogna? Beh, qualcosa di più: un’infamia. Ma mica adesso, lo era già allora. Però nessuno si lamenta, sia mai.

Nel frattempo Salvini ha fatto l’uomo sandwich per Putin, ha portato la Lega a fare un patto di ferro col partito putiniano russo e ha tenuto la linea dritta anche dopo il 24 febbraio, almeno fino a quell’irreale e allucinante viaggio in Polonia. Questo mentre i russi bombardavano case, palazzi, scuole, asili, ospedali e stazioni piene di gente e massacravano civili, stupravano, torturavano, rubavano e provocavano milioni di sfollati e profughi. Ora Salvini tace, perché troppo compromesso con la Russia. Sarà condannato senza appello dalla storia. Già adesso, secondo me, ha perso ogni titolarità a fare politica. Ma i suoi che fanno? Dopo la clamorosa sconfitta elettorale si pensava ad una resa dei conti e invece niente, tutto come prima e addirittura si pretendono ministeri come se le urne avessero premiato la condotta del capitano. Salvini fa parte di quella tipologia di politici (da Mussolini a Trump) che non parla all’intelligenza e alla capacità di analisi razionale del suo elettorato, ma parla attraverso il corpo al corpo della massa considerata come una sorta di entità amorfa. Tutti noi abbiamo un corpo e la riduzione del cittadino al suo corpo è una mossa politica che degrada la democrazia ma purtroppo è una mossa comunicativa molto efficace e non possiamo liquidarla come clowneria. Noi guardiamo a lui con una sufficienza e superiorità intellettuale sciocca e mal riposta e lo definiamo un pagliaccio: è l’osservazione più stupida perché così non capiamo che il problema vero non è nemmeno lui. Lui, anche se fosse il clown sul palcoscenico, sta pur sempre parlando ad una platea, ed è a quella platea che dobbiamo guardare per capire come stanno le cose. In quella platea, infatti, ci stanno gli elettori e tutto il “mondo” salviniano, ormai simile a lui in tutto. Si sperava in una Lega diversa, in Giorgetti, Zaia, Fedriga e gli altri “pensanti” che potessero mettere da parte l’era del populismo salviniano, e invece no. E, per tornare alla guerra, a Bruxelles l’intero gruppo europarlamentare leghista ha votato a favore di una risoluzione che di fatto chiede la resa immediata di Kiev. Eppure non esiste un leghista che si scandalizzi. Il problema, come ampiamente dimostrato dall’esempio veneto prima citato, non riguarda la Lega nazionale ma entra anche nei comuni. Insomma, un Matteo Tosetto leghista a Vicenza non c’è. Uno che che dice “no, basta, a questa linea non ci sto più” e che per coerenza abbandoni, non si vede all’orizzonte. Siamo una città con tradizioni partigiane e doppia medaglia d’oro alla resistenza. Abbiamo saputo riconoscere i nazifascisti come nemici della libertà. Oggi, non possiamo permetterci di essere governati da chi non smaschera i nazifasciti moderni.

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