Cultura dei Valori contro Cultura dei Diritti

La Corte Suprema americana revoca il diritto all’aborto che era in vigore da 50 anni.
Ogni stato può quindi decidere se mantenerlo in vigore oppure no, e pare che molti stati americani stiano andando verso negare l’aborto come diritto.

presa dal web

È un tema su cui chiunque può fare mille riflessioni da mille angolazioni diverse. Su un giornale come Vicult la riflessione può essere solo incentrata sulle diverse “culture” che su questo tema si propongono. Sulle culture che esprimono valori e sui diritti che quei valori sostengono.

Molto interessante è soffermarsi sulle contraddizioni che entrambe le posizioni esprimono.

Il contesto degli Stati Uniti è particolarmente interessante perché idealmente gli USA si sono sempre proposti come i difensori della Libertà. Oggi scopriamo, noi e loro, che il concetto di Libertà non è semplice, non è definito dal “fa ciò che vuoi” non è un “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri” alla Martin Luther King.

Il target è particolarmente interessante perché riguarda indubbiamente ed esclusivamente le persone dotate di un apparato per la gestazione. Per semplificare diremo che riguarda coloro che sono biologicamente definibili donne.

Evidentemente una cultura che professa un valore imprescindibile della vita si pone in contrasto con una cultura che professa la libertà come diritto.

Non c’è neanche bisogno di dire che il tema è il più importante: la vita

dal web

Da una parte si schierano coloro che sono per la “cultura della vita”. Sono coloro che, prevalentemente per convinzioni religiose, ritengono che l’aborto sia un peccato contro Dio. La religione permea in modo così importante l’educazione, le relazioni, il comportamento delle persone che su queste basi non c’è molto da discutere. Nel momento in cui, chi professa la “verità” di quel determinato credo, definisce l’aborto un peccato mortale, la questione si chiude. Ma in un paese laico questo rientra esclusivamente in quella che può essere definita una posizione politica. Chi non accetta che il tema sia squisitamente politico vuol dire che semplicemente non riconosce la democrazia e vorrebbe vivere in uno stato confessionale.


C’è chi si pone a difesa della vita che non può difendersi. È indubbiamente una posizione meritoria e inattaccabile, ma purtroppo chi professa questa posizione spesso seleziona le vite che vanno tutelate e salvate (dal mare per esempio), magari per nazionalità, un po’ come una madre che sceglie chi far nascere.


Alcune contraddizioni si possono osservare in quei credi in cui si professa il libero arbitrio come un “dono” dato dal “Creatore”, ma poi non si consente agli altri di esercitarlo.

Dall’altra parte coloro che si professano a favore di una libertà di scelta. Su questa posizione le ambiguità si sprecano, inutile negarlo. Ci sono coloro che sono favorevoli, ma solo a determinate condizioni, ci sono coloro che sono favorevoli quando a decidere è la donna, potrebbero esserci coloro che sono favorevoli all’aborto quando è il padre a proporlo (ma ad oggi nessuno si è intestato questa battaglia).

Coloro che sono favorevoli solo a determinate condizioni, per esempio quando il feto manifesta delle malformazioni, dovrebbero chiedersi quale differenza ci sia fra loro e quelli che vorrebbero selezionare chi salvare da un barcone che affonda.
Una domanda che serpeggia, fra chi in qualche modo si è fatto una ragione dell’aborto come diritto, è: perché stiamo tornando indietro? Qual è il motivo per cui, visto che l’aborto come pratica resterà, qualcuno ritiene importante riportarlo ad una pratica clandestina?
È un problema demografico? Si direbbe proprio di no, siamo troppi e consumiamo le risorse del pianeta più velocemente di quanto riusciamo a produrle. Siamo più di sette miliardi… non siamo in via di estinzione.
Uno spunto interessante è che il controllo delle nascite si sviluppa nei paesi più evoluti, socialmente e tecnologicamente. Quei paesi dove il benessere è tale che i figli non sono più considerati una ricchezza. Indubbiamente si tratta di culture che sono arrivate alla “fine dell’impero” e sembra che una parte di quei popoli si ribelli all’idea di estinguersi e quindi sia contraria all’aborto delle nuove generazioni. Ma una cultura che non vuole, legittimamente, assumersi la responsabilità del futuro è proprio necessario che “sopravviva”?

dal web

Chi vuole imporre la propria scelta, la scelta della “vita”, agli altri sembra incapace di mettersi nei panni di chi questa scelta, spesso molto dolorosamente, decide in questo senso. Chi ha passato una vita circondato dagli affetti e dal benessere fatica a mettersi nei panni di chi, magari più sfortunato, ha subito abusi e violenze, o semplicemente di chi nella sua vita non vuole assumersi la responsabilità di qualcun altro e non vuole che i suoi geni siano tramandati.

Se il tema è religioso lo sapremo “dopo” e tutti saremo in ogni caso costretti ad assumerci le nostre responsabilità.
Se il tema è politico bisognerebbe avere maggiore chiarezza su quali sono i fini economici e sociali che si intendono perseguire.

Purtroppo, visto il tema, il dubbio che la questione sia solo elettorale, che tutto questo abbia la sola funzione di differenziare due schieramenti ormai così simili da non avere temi contrastanti… il dubbio dicevamo, comincia a sorgere…

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