Cosa fare di Palazzo Thiene ora che è nostro? Una proposta.

Il centro di Vicenza si sviluppa su una specie di collinetta, ultima propaggine settentrionale dei colli Berici. Intorno alla modesta escrescenza orografica scorrono i tre fiumi cittadini: il Bacchiglione, il Retrone e l’Astichello.

La parte centrale della collina è tagliata in due dal Corso Palladio, principale asse viario della città, e ahinoi unica arteria del Centro Storico.

Il punto medio del “segmento” Corso Palladio, rappresentato grosso modo dal suo incrocio con Corso Fogazzaro e Contrà Porti, è il punto più elevato della città storica.

Proprio qui si trovano Palazzo Trissino e Palazzo Thiene, i più grandi della città, appartenenti alle due famiglie più in vista del tardo rinascimento, epoca d’oro di Vicenza.

Come i Vicentini ben sanno, palazzo Trissino-Baston è oggi la sede del Comune di Vicenza. Attraverso degli interventi eseguiti in epoca contemporanea il palazzo risulta oggi collegato all’antico palazzo del Podestà Veneziano: detto appunto del Capitanio, creando un tutt’uno che va da Corso Palladio a Piazza dei Signori.

I Trissino erano certamente una famiglia potente, ricca ed istruita. Se, infatti, Andrea del Pietro della Gondola diventò il Palladio, fu proprio grazie a Gian Giorgio Trissino: letterato, poeta e umanista, autore della celebre Sofonisba prima tragedia regolare della letteratura italiana.

Se certo i Trissino ebbero un ruolo fondamentale nella storia della nostra città, anche i Thiene non furono certo da meno.

Il loro membro più illustre, San Gaetano Thiene, fu addirittura protagonista della nascita dell’importante ordine religioso dei Teatini che ne portano appunto il nome.

Della famiglia rimangono, sparse per la città, innumerevoli testimonianze, ma certo la più importante è senza ombra di dubbio il magnifico Palazzo Thiene, oggi appartenente al Comune, ma per tutti i vicentini meglio noto come il “Palazzo della Banca”.

Il palazzo si trova, data la sua collocazione geografica, al centro della città e nel punto più alto dell’intero centro storico.

Nonostante sia il più grande e maestoso tra tutti i palazzi della città risulta comunque incompiuto e fu usato per pochissimo tempo dei suoi proprietari.

Troppo grande, ed eccessivamente centrale, fu infatti, presto abbandonato a vantaggio di altre dimore e cadde progressivamente in un pressante stato di abbandono.

Il palazzo fece quindi ingresso nel patrimonio della embrionale Banca Popolare di Vicenza nel 1872. Le raccolte oggi custodite si sono però formate intorno agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, con l’obbiettivo di riunire in un nuovo luogo simbolo la polverizzata arte veneta.

L’operazione culturale denominata “Capolavori che ritornano” non puntava però solo all’arte visiva, ma anche alla scultura, arti applicate e numismatica, tanto che oggi Palazzo Thiene può vantare una collezione variegata che spazia dalla pittura di Tintoretto alle Oselle dei Dogi.

Complessivamente le raccolte sono suddivise in diverse sezioni, tra le quali rientrano:

  • circa un centinaio di dipinti: dalla celebre scuola di Giorgione da Castelfranco al Bellini con una superba crocefissione;
  • sculture manieriste del Marinali e meravigliose formelle bronzee di Valerio Belli;
  • sculture moderne di Arturo Martini;
  • ceramiche popolari vicentine dell’Ottocento, ceramiche di Nove, e incisioni del Remondini da Bassano che rappresentano a ben vedere la più importante testimonianza di produzione artistica in epoca moderna e proto-contemporanea relativa all’entroterra veneto.

A seguito del arcinoto, nonché disastroso, fallimento della Banca Popolare di Vicenza e il suo scorporo, il palazzo è stato acquistato da parte del Comune di Vicenza che ha deciso saggiamente, visto l’importanza di quanto contenutovi, d’inserire Palazzo Thiene all’interno del circuito dei musei civici ( per un approfondimento vedi anche https://www.vicult.net/2022/01/13/le-gallerie-di-palazzo-thiene-dal-15-gennaio-entrano-a-far-parte-del-sistema-museale-civico-si-potranno-vistare-quattro-giorni-alla-settimana-con-biglietto-singolo-o-con-le-card-del-circuito-cittadin/)dando quindi la possibilità di ammirare i suoi interni ai cittadini e ai turisti che ogni giorno arrivano a Vicenza.

Aprire il palazzo al pubblico e di conseguenza, acquisendolo, farlo tornare di proprietà di tutti i vicentini, è stato un deciso atto di coraggio di questa amministrazione che certo rappresenta una grande scommessa.

I musei civici, ogni anno, parliamo di dati pre-covid, vendevano all’incirca 250.000 biglietti, dei quali, all’incirca 100.000, erano ascrivibili al Teatro Olimpico, mentre il resto rimaneva distribuito tra le altre istituzioni facenti parte del circuito cittadino.

L’aggiunta di Palazzo Thiene andrà quindi a pescare da quel medesimo novero e difficilmente si potranno eccedere, in una media calcolata su 5anni, 30.000 visitatori.

Non si potrà cioè in alcun modo sperare di fare “cassetta” attraverso i biglietti del nuovo museo dal momento che, dato l’ingresso a 5 euro, non si andrà certo oltre un introito di 100.000 euro l’anno (che al netto della guardiania e delle spese di mantenimento e manutenzione, difficilmente poterà ad alcun reale guadagno)

Dato lo spirito dell’iniziativa, volto come ribadito dal Sindaco e dalla Giunta, a restituire a tutti i cittadini un pezzo così sentito della storia e tradizione di Vicenza, vorrei proporre tre d’idee per palazzo Thiene così da contribuire, in un certo qual modo, affinché il “sogno diventi realtà”:

A – rinnovamento delle collezioni mediante la rivisitazione di quanto contenuto a Palazzo Chiericati e Palazzo Thiene.

In questo senso, Palazzo Thiene potrebbe ospitare l’arte Veneta, mentre Palazzo Chiericati il resto anche e soprattutto alla luce della sua funzione di Pinacoteca, ovvero di “contenitore” di quadri.

Così facendo si eviterebbero inutili doppioni, avendo la possibilità di vedere concentrato nel medesimo luogo, in base a periodi storici ed artistici, il meglio che le collezioni d’arte cittadine sono in grado di proporre;

Voglio vedere Montagna? Vado a Palazzo Thiene e li trovo tutto.

Voglio vedere i vedutisti veneziani? Vado al Chiericati.

B – gratuità per tuti gli studenti della regione veneto e riduzione a 2 euro per tutti gli altri residenti in Veneto.

Vogliamo far conoscere al Veneto i suoi autori restituendo l’orgoglio ai Vicentini di essere parte attiva di questa città? E sia!

Fidatevi, poche decine di migliaia di euro di mancato guadagno – qualche metro di asfalto nuovo in meno – e molti godranno delle meraviglie delle loro città.

C – puntare a creare, come voluto fin dagli albori della sua costituzione, ad un museo dell’arte Veneta in Veneto. In questo senso, il percorso espositivo dovrebbe essere progressivamente ripensato ed integrato, come fatto a Ca’ Rezzonico per il museo del ‘700 Veneziano.

Tre idee, dunque, riassumibili in quattro parole: MUSEO DEL ‘500 VENETO.

Maggio 2022

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