VICENZA NON FA SCHIFO, MA ORA RISCHIA GROSSO.

In questi giorni si parla di sicurezza nel Centro Storico come fosse un problema di oggi, ma nessuno ha il coraggio di dire che i posti dove il problema si concretizza: parcheggio Eretenio e Piazza Poste, sono solo alcuni degli innumerevoli luoghi dello squallore urbanistico, edilizio e umano della nostra non più così bella e accogliente città. La soluzione per tutti è più polizia, e così, da qualche sera è iniziata la ronda di un SUV della Locale alla ricerca dei responsabili di furti e agguati degli scorsi giorni. Credo sia però davvero superfluo dire che non basta.

dal GDV del 16 Novembre

È evidente infatti che dove c’è degrado, c’è criminalità. E che se non si combatte il degrado urbanistico e umano non si fa altro che rimandare o spostare il problema. L’urbanistica, l’edilizia e la povertà, giocano da sempre i ruoli fondamentali nella sicurezza di una città. Il caso di New York e dei celeberrimi Five Points fa riflettere e deve essere studiato da tutte le persone che facendo politica oggi si occupano di temi quali la sicurezza delle nostre città. I Five Points erano un incrocio di strade, ora non più esistenti, che furono per buona parte dell’800 il luogo più pericoloso del mondo. I primi immigrati si scontravano con i nuovi arrivati costituendosi in vere e proprie associazioni mafiose, dedite ai crimini più efferati, come brillantemente raccontato nel film di Martin Scorsese – Gangs of New York. La zona era caratterizzata, oltre che dal tasso di criminalità, dallo squallore abitativo e ambientale, dal quale scaturivano problemi igienico sanitari che oggi, nelle nostre calde e salubri case, possiamo solo lontanamente immaginare.

dal GDV del 25 Novembre

Per risolvere il problema il comune di New York, inizialmente provò con le forze dell’ordine, ma accortosi che la situazione risultava insostenibile decise di abbattere l’area spostandovi la sede del Comune e, progressivamente, diversi altri palazzi con importanti funzioni pubbliche. Il problema però si risolse solo parzialmente e la criminalità si spostò presso i limitrofi quartieri di quell’area di New York che grosso modo oggi identifichiamo come Little Italy. Era stato risolto infatti il problema legato ai luoghi, ma non si era rimediato a quello altrettanto importante relativo alla miseria delle masse popolari. Fu solo infatti con la fine del XX secolo e con l’integrazione definitiva degli immigrati europei che cambiò definitivamente faccia il Lower est side di Manhattan.

dal GDV del 3 Dicembre

Edilizia, urbanistica ed economia sono dunque i motivi alla base dell’affermarsi della criminalità nei luoghi. Rimuovendo il problema edilizio e urbanistico, la criminalità si sposta. Se, invece, si risolve solo quello economico, che è un’utopia per il mondo intero figuriamoci per un Comune, rimane comunque il degrado edilizio e urbanistico che qualcun altro di povero certamente riempirà. Insomma, la sicurezza di una città è certamente direttamente proporzionale al grado di cura urbana e agiatezza dei suoi cittadini, ed è lì che si deve lavorare.

dal GDV del 10 Dicembre

Se il problema c’è, allora questo deve essere affrontato a monte e non a valle. Per rimanere su temi attuali, pensare di risolvere il problema della sicurezza nelle città con più polizia è come ritenere una buona idea combattere il riscaldamento globale disseminando il pianeta di condizionatori. Anche la letteratura, pensiamo a Victor Hugo nel suo romanzo più celebre, I Miserabili, testimonia in maniera limpida ed inequivocabile come siano proprio la miseria, la povertà, la fame, il basso tasso di scolarizzazione “chi apre la porta di una scuola chiude una prigione” a essere il vero motore del degrado delle città. E allora, quello che bisogna chiedersi è cosa stiamo facendo noi per risolvere veramente il problema? Cosa sta facendo chi ci amministra per operare scelte a monte e non a valle?

dal GDV del 13 Dicembre

Lo stesso Jared Diamond, Pulitzer nel 1998 per il best seller “Armi Acciaio e Malattie”, in un volume altrettanto importante, “Collasso”, dice che “i fattori che meglio spiegano un crollo della società non sono altro che il degrado ambientale e le forti pressioni demografiche”. Se guardiamo all’area interessata dai violenti episodi di questi ultimi mesi si notano, ahinoi, entrambe le caratteristiche. L’ambiente urbano è drammaticamente deturpato e in poche centinaia di metri vi sono: decine di palazzi vuoti e a rischio crollo, il Palazzo delle Poste in stato di parziale abbandono che obbliga gli uffici ad operare nell’antistante piazza in dei container ed infine, il parcheggio che dovrebbe servire l’area è ricavato all’interno di ciò che rimane del grandioso teatro Eretenio, distrutto da una bomba durante l’ultimo conflitto mondiale e da allora mai recuperato. La pressione demografica poi è dovuta alla prossimità della stazione ferroviaria, con i conseguenti flussi migratori annessi e legati troppo spesso a drammatiche situazioni di degrado sociale ed economico. Ciò detto, la “miccia” del collasso è ormai accesa e la sicurezza è solo il campanello d’allarme di un più vasto problema urbano già iniziato in tutta l’area del centro storico di Vicenza e sul quale un po’ tutti non hanno fatto altro che infilare le povere sotto il tappeto.

dal GDV del 16 Dicembre

Da ultimo, in questi giorni, l’operetta politica scritta da qualche nascosto e mediocre librettista alla quale abbiamo dovuto assistere, fatta di continui rimpalli di responsabilità tra destra e sinistra cittadina (come se il problema fosse nato ieri), è stata davvero qualcosa alla quale noi cittadini avremo volentieri fatto a meno di assistere. Vicenza non fa schifo, ma ora il rischio è davvero grosso. Se non si adotta immediatamente una politica di rigenerazione urbana capillarizzata, mista ad un sistema di sostegno ed integrazione delle fasce di popolazione più degradate, il rischio di diventare una città in preda al degrado diventerà ogni giorno, in maniera esponenziale, sempre più attuale. Gli strumenti di governo del territorio ci sono e i soldi per fare del bene, grazie al PNRR, in questa fase e nel prossimo futuro certo non mancheranno. Quello che bisogna trovare sono solo, si fa per dire, coraggio e fantasia. In definitiva: una nuova visione per il futuro di Vicenza, perché così, proprio non va!

dal GDV del 21 Dicembre

Francesco Poli è Presidente dell’Associazione Culturale “Liberi Pensatori”

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