Caterina Soprana: “Vicenza è una candidatura forte. Ecco perché”

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo un intervento di Caterina Soprana, Presidente della Commissione sviluppo economico e attività culturali.

Vicenza è una candidatura forte perché ha dalla sua una serie di fattori che ne accrescono il valore.

Il tempo. Perché è un lavoro che parte da lontano, dall’iniziativa di Città Bellissima, un’ “invenzione” di cui posso dire con un po’ di orgoglio di essere stata artefice, e che ha iniziato l’incessante tessitura di relazioni e di idee che si sono rivelate seme prezioso per il progetto di candidatura germogliato e cresciuto in questi mesi.

Gli attori coinvolti. Sono tanti, tantissimi, reclutati attraverso un’operazione culturale profonda che alla cultura attribuisce un ruolo centrale e innovativo, in quanto coinvolge e trasforma in produttori culturali anche le Imprese e il terzo settore.

L’asse portante del progetto. Una nuova dimensione della Cultura, intesa come “invenzione” nel senso palladiano del termine, sinonimo di Fabbrica, spazio di creazione, di progettazione e ispirazione che diviene capacità di produrre qualcosa di nuovo, di bello, che imprime un segno. Un concetto che proietta la cultura in una nuova dimensione permeabile a incursioni e contaminazioni nuove e per nulla scontate.

Il visitatore che arriverà a Vicenza nel 2024 incontrerà una città dai confini ampi e ricca di itinerari che attraversano tutto il territorio provinciale. Una città dove le visite culturali si snoderanno fra le meraviglie del Palladio, i paesaggi del territorio e i luoghi dell’ingegno dove scoprire i processi creativi delle nostre eccellenze imprenditoriali, in un gioco di connessioni costante e ricco di spunti in divenire.

La partecipazione. L’aspetto cui tengo forse di più, in quanto è stata la molla da cui è partito tutto, visto che Città Bellissima è nata per mettere intorno a un tavolo mondi differenti, architettura, arte, impresa, formazione e turismo per ripensare la cultura a Vicenza e costruire insieme un progetto comune. A partire da allora tutto il lavoro si è svolto cercando il confronto e la convergenza su temi, idee e progettazione, tanto da poter dire che il processo partecipativo è stato il vero motore di tutto questo percorso. Marco Marcatili, coordinatore del Dossier di candidatura, ha usato, in una recente intervista al GdV, l’espressione “giù i muri” che trovo molto calzante, perché fin dal primo istante si è percepito il bisogno e la volontà di unire le forze, di fare finalmente rete dove mai si era tentato di farla prima.

Produrre, in pochi mesi, un dossier di 60 pagine (quelle richieste dal MIC) con un bel progetto confezionato a tavolino sarebbe stato sicuramente più semplice. E invece si è preferito moltiplicare i confronti, proporre un’idea aperta dove ognuno contribuisse con valutazioni e proposte in grado di arricchire l’ossatura di fondo, attivando processi di ascolto centrati più sulle domande, che sulle risposte, inducendo gli interlocutori a farsi attori corresponsabili e non semplici spettatori. Promuovere e gestire una partecipazione collettiva così marcata è costata fatica e ha anche aperto la progettazione al rischio della dispersione, ma è stata fonte di opportunità, rivelando e valorizzando un grande capitale umano e sociale, attivando collaborazioni inattese e proficue, portando la comunità vicentina a riconoscersi nella consapevolezza di quei concetti identitari sui quali sono state individuate e concretizzate le linee guida di questa candidatura.

La risposta è stata sorprendente, con la partecipazione di 90 produttori culturali e, soprattutto, con l’adesione massiccia di tutto il territorio provinciale (sono 89 comuni su 114 i comuni che hanno sottoscritto il protocollo d’intesa a sostegno della candidatura).

Quanto scritto fino a qui dovrebbe sciogliere alcuni dubbi che ho visto esprimere su questa testata dopo l’evento del 17 novembre in Dainese. Spero sia chiaro che un progetto cardine c’è ed è di una certa portata, dal momento che tutto ruota nella re-interpretazione del concetto stesso di cultura. Spero, soprattutto, che sia evidente che questo è un lavoro di rete, se così non fosse, non saremmo mai arrivati allo sviluppo del progetto contenuto in un Dossier di cui tutto si può dire, meno che sia stato “calato dall’alto”, in quanto frutto della convergenza di un intero mondo di produttori (sì, proprio “produttori” di cultura, di invenzioni che lasciano traccia).

Quanto a quel concetto, un pochino snob, che “la cultura la deve fare la gente di cultura”, Vicenza 2024 punta proprio ad allargare quel cerchio, ribaltando l’idea della cultura “per pochi eletti” (la “gente di cultura”, appunto) che troppo spesso dalla cultura ha allontanato la gente.

Non sappiamo come andrà, posso però con certezza affermare che Vicenza, con questo progetto, merita almeno la finale, perché è un progetto forte, complesso e profondo, capace di creare connessioni nuove e inattese. Certo, il passo successivo sarà difficile e qualche ostacolo si profila all’orizzonte, a partire da quel criterio dell’alternanza che sembra penalizzarci, vista la promozione d’ufficio (più che legittima, dopo quanto le due città hanno vissuto nel 2020) a Capitali italiane della cultura 2023 di Bergamo e Brescia, contesti urbani vicini a Vicenza sia geograficamente che nella fisionomia di fondo.

Ma su un dato possiamo contare: il valore del nostro Dossier, del nostro progetto, e la sua capacità di avere aperto la via ad un nuovo modo di pensare la cultura, di viverla e valorizzarla a più livelli.

Caterina Soprana

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