Madame, la recensione del disco

A Vicenza c’è una scena hip-hop che ormai si è decisamente imposta a livello nazionale. Madame ne è punta di diamante e pure di un iceberg fatto dai vari Nitro e Sangiovanni. Ma Francesca ha indubbiamente una marcia in più.

La sua identità è già talmente radicata che pur in mezzo a centinaia di prodotti simili la riconosci in un istante. Il suo flow è personalissimo, sbiasciato eppure con una cadenza che racchiude tribalismi e una sorta di urban caldo e festante.

“Marea” è probabilmente l’esempio più riuscito di questa unione tra accessibilità e ricerca. D’altronde leggendo i credits si vedono nomi importantissimi a collaborare con Francesca. Dai Crookers a Dardust fino a Carl Brave e Shablo, il livello della produzione è altissimo. La confezione sonora è internazionale e levigata quel giusto per stare in equilibrio tra mainstream e underground. “Voce” ormai è già un classico ma tutto il disco è uno scorrere senza soluzione di continuità di suoni e parole cesellate e pensate con evidente attenzione certosina. Anche quando Madame sfoga la sua rabbia e dice frasi come “ho amici ricchi sfondati che sono poveri in culo” rivendica solamente il suo essere se stessa, la sua unicità, il suo rifiuto di un mondo ruffiano e superficiale. Lo fa col suo corpo (come in “Clito”), con la sua voce che pare avere un vocoder fisico nelle corde vocali ma sa anche dispiegarsi lirica e con grande estensione. Lei pare già dire: “Io sono così, prendere o lasciare” e nonostante l’età gli attributi ci sono. Tra i vari featuring forse il più riuscito è quello con Fabri Fibra e forse non è un caso. Il pezzo (“Il Mio Amico”) è puro dancefloor e il combo col rapper marchigiano riesce proprio perché trasuda sicurezza emanata dalle personalità dei due. Il disco supera i 50 minuti di durata nella sua versione definitiva e qualche taglio magari l’avrebbe reso ancora più coerente e coeso ma  rimane comunque un esordio che stupisce per maturità e scrittura.

La Targa Tenco come migliore opera prima ha fatto discutere. Ma come? Un disco hip-hop tra la trap e dintorni che vince nell’olimpo della musica d’autore? Ebbene si, è musica autoriale, e Francesca Calearo, di Creazzo, è una cantautrice, se senso ha ancora questo termine. E soprattutto è un’autrice calata completamente nell’oggi. In questi 53 minuti viene spiegato il mondo in cui vive lei e viviamo chiaramente anche tutti noi. Un mondo che cambia e si interroga sulle libertà sessuali, sulle relazioni in generale, sul ruolo dell’individuo, sulla deriva della stupidità social e dell’invadenza e lo fa con orgoglio e anche un po’ di adolescente arroganza.

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