Palladio come problema

Vicenza è bella.
Ormai pare una sorta di dogma, lo si dice sempre e lo si sente dire.
Chiaro che è bella, anzi, è bellissima, ma il punto è un altro: perché Vicenza è bella?
La città del Palladio quando siamo in giro per il mondo neanche la nominiamo e se ci
chiedono da dove veniamo rispondiamo praticamente sempre “da vicino Venezia”.
Eppure il sommo architetto è noto in tutti i continenti.
Eppure ogni turista, anche se qui di passaggio (altro tema: quanti dormono a Vicenza?),
nota immediatamente come la nostra città sia una gemma nascosta.
Però la nostra aria da provinciali non ce la toglie nessuno, ce la portiamo addosso come
un abito, anzi, una seconda pelle.
Ma Vicenza, si è detto e concordato, è bellissima.
Quindi dove sta il problema? Perché non abbiamo il petto gonfio e la testa alta nel dirlo e
nell’accorgercene da soli, senza ce lo dica un turista che passa di qui mezza giornata nel
tragitto Verona-Venezia?
Azzardo un’ipotesi blasfema: è colpa di Palladio.
Calmi, ora mi spiego.
I motivi per cui Vicenza è bella sono per lo più dovuti ad Andrea Palladio.
Siamo la “sua” città, sfruttiamo il brand “Palladio” e in quanto città d’arte siamo
indiscutibilmente una città d’architettura.
Ma tutto questo si ancora su qualcosa che è accaduto 500 anni fa.
E qui sta l’eresia della mia tesi: il tempo si è fermato a Palladio.
Vicenza potrebbe e forse dovrebbe essere, proprio perché territorio del più grande
architetto d’ogni tempo, un laboratorio di bellezza, una sfida per la nuova architettura, un
tesoro da custodire in uno scrigno dorato.
Dovrebbe avere l’armonia e la cura delle opere palladiane, non solo nel ricordare che ci
sono e furono esempio nel mondo, ma nell’identificarsi con esse e col loro spirito, per
proporre un genius loci sempre coerente ma osservante il domani.
Questa difesa della conservazione non giova al rinnovamento e invece paralizza la città in
un passato permanente.
Persino Venezia si è spinta molto più in là di noi nella modernità, e uso l’espressione
“persino” perché, per antonomasia, Venezia è il museo fatto città, eppur si muove, e non
solo per gli ovvi motivi strutturali.
Vero che abbiamo un recente teatro nuovo così come un (bruttissimo) tribunale.
Ma di fatto, che la città di Andrea di Pietro della Gondola, detto Palladio, non sia esempio
mondiale di declinazione moderna e contemporanea di “palladianesimo” e rimanga invece
dentro fumose istituzioni ombelicali è freno e controsenso.

Gennaio 2026

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