Un bella chiacchierata con Lorenza Urbani Lunetta per parlare di un tema davvero tabù- prima parte

Lorenza Urbani Lunetta è una persona molto particolare, un’intelligenza acuta che combatte con una sensibilità forte. Lorenza non ha mai avuto preconcetti, semmai è sempre concentrata sul non avere preconcetti. Chi la conosce sa che è sempre stata in grado di affrontare senza paura argomenti che farebbero tremare i polsi a persone ben più mature. Per raccontare i suoi ultimi 20 anni di vita credo ci vorrebbero due libri, ma in questa nostra chiacchierata parliamo del suo libro, della sua “battaglia” per l’educazione mestruale.

Spesso si parla della questione di genere, ma non si parla mai delle mestruazioni e sappiamo tutti che se fosse una cosa che riguarda noi uomini probabilmente gli assorbenti sarebbero gratis. Quindi con Lorenza Urbani non si parla mai del superfluo, si parla della sostanza delle cose. Certo non sarà digeribile per tutti, ma io affronto questa conversazione con lei come farebbe lei, senza paura e senza preconcetti … e vi invito a fare altrettanto.

D:Si può dire mestruazioni?

Dove si può dire a voce alta mestruazioni? Dove si sente questa parola?

Che facce più o meno imbarazzate può generare questa parola ?

E soprattutto quando è stata l’ultima volta che in una cena, in un bar o in una scuola si sono nominate le mestruazioni? Se negli ultimi 3 anni in nessuno di questi luoghi si è parlato di mestruazioni vuol dire che come società è un tabù, è poco importante e manca un’educazione mestruale. Ma la metà della popolazione sanguina in media 40 anni.

Strano no ?

Mi occupo da molti anni di educazione mestruale anche se poco se ne sente parlare.

La mia formazione universitaria di assistente sociale mi ha permesso di capire l’importanza della rete e delle relazioni che costruiamo in base alla nostra interiorità.

Il mio percorso personale di facilitatrice ludica, clown e viaggiatrice mi hanno regalato la creatività di pensare alle problematiche sociali da diversi aspetti.

L’educazione mestruale è una disciplina che offre risposte concrete, strumenti didattici, spunti di riflessione e critica in un mondo che ancora oggi non dà spazio e voce alle mestruazioni.

D: Da Vicenza all’Argentina e ritorno per parlare di ciclo mestruale alle adolescenti? Perché hai dovuto fare tanti chilometri? Quali sono state le tappe della tua formazione?

Viaggiare per me è stata la risposta alle troppe domande che avevo in testa, nel cuore e ora penso anche nell’utero. Ho scoperto che quando si viaggia si esce dalla zona di confort e quando dico viaggiare mi riferisco a un verbo di movimento che per me ha significato prendere un aereo e andare dall’altra parte dell’oceano senza sapere cosa mi aspettava, per altre persone “viaggiare” può essere un nuovo lavoro, un trasloco in un quartiere diverso o viaggiare con i pensieri e i libri.

Dopo l’Erasmus (primo viaggio ricco di esperienze) sono stata in Argentina, ho conosciuto la facilitazione ludica applicata alle problematiche sociali. Poi la causa per i diritti delle bambine e delle donne ha preso un ruolo centrale nella mia vita e mi sono resa conto che nessuno/a parlava di mestruazioni, ma tutte noi donne sanguiniamo: in silenzio, con dolore, con malattia e con vergogna.

Mi sono domandata cosa si nascondeva dietro questa esperienza corporea che ci vendono come una maledizione ancestrale.

D: Dove e quando è nato il tuo libro? A chi serve il tuo libro “Irupé e il Menarca”?

Il libro “Irupé e il Menarca” è nato in spagnolo e grazie a Giulia Oliviero è stato tradotto in italiano come strumento didattico per affrontare una tematica tabù in famiglia, nelle scuole e nelle comunità.

Questo libro nasce dall’esigenza di avere strumenti che ci permettono di cambiare il punto di vista: il corpo che sanguina è un corpo in salute e non patologico. Si dovrebbe iniziare a parlare di mestruazioni moltissimi anni prima che arrivino, così da evitare il tabù, la vergogna e il silenzio che diventa dolore ciclico.

Il libro è pensato per bambine e bambini dai tre anni in sù. Si divide su tre livelli: per chi non legge è in bianco e nero e si lavora a livello simbolico colorando le immagini. Le illustrazioni vengono accompagnate da una storia scritta in stampatello maiuscolo e nel terzo livello più profondo ogni pagina (all’interno della storia) ha un argomento che si può ulteriormente approfondire (menarca, emozioni, ormoni, relazione con la natura, gestione mestruale e crescita).

Il libro è per le famiglie ma anche per le maestre, le educatrici, le psicologhe o le pediatre.

D: Solo a sentire la parola “mestruazioni” un po’ ci si irrigidisce. Come fai ad affrontare i tuoi corsi? Parti subito con l’idea di sconvolgere oppure è un percorso graduale?

Dire la parola “mestruazioni” è già una barriera, se poi il mio obiettivo è fare capire che le mestruazioni sono parte della nostra sessualità è ancora più complesso.

I miei corsi sono ludici e pedagogici, si rispettano i tempi e le emozioni di ogni persona voglia conoscere il ciclo mestruale. Le donne che seguo in percorsi individuali (oggi in modalità online), non sanno come affrontare la tematica mestruale con le loro figlie o figli, hanno problemi di squilibri mestruali o dolori che la medicina non riesce a risolvere e cercano un cammino di auto scoperta. Di fatto la medicina è patriarcale e maschilista e poco sa di salute mestruale. Il lavoro meno “soft” parte dalla decostruzione della patologia mestruale che ci hanno imposto come “sindrome pre Mestruale”.

D: A chi ti rivolgi? Parli alle figlie per parlare alle madri o a delle giovani donne per…

Parlo a chi vuole costruire una società più giusta e più mestruale.Cosa significa una società più mestruale? Un posto dove le bimbe non vengano chiamate “signorine” quando hanno il menarca, un mondo dove le donne soffrano meno per avere il tempo di comprendere, conoscere e rispettare i loro ormoni e i loro tempi. Un mondo dove nessuna bimba salti la scuola perché non ha assorbenti per gestire il momento mestruale: esiste il concetto di povertà mestruale e oggi si parla di cifre altissime di assenteismo scolastico.

Parlo alle donne che come me, ancora in età di mestruazioni, si devono preparare alla menopausa.

D: il tuo è un messaggio psicologico, sociale, educativo o politico?

È un messaggio integrale, quindi psicologico, sociale, educativo, politico… e anche spirituale. Sento che una grande violenza nel separare mente, corpo e spirito. La mia lotta politica è integrare tutte le nostre esperienze quotidiane partendo dalle fasi sessuali della vita (dalla nascita alla morte) e come strumento di auto conoscenza parto dalle mestruazioni.Certamente l’educazione è la base del mio messaggio.

D: indubbiamente ti sei scelta una battaglia importante. Si capisce che il tuo percorso è di quelli “lacrime e sangue”, ci vuole una certa maturità personale per affrontare senza paura un argomento che il più delle volte significa vergogna… quindi ti chiedo perché? Cosa ti sta dando?

Credo che ogni speranza di cambiamento sociale sia importante. Non so se sia per una maturità personale o per una piccola percentuale di follia. Ho fatto mille errori e ho cambiato idea molte volte. Le mie esperienze negative sono state maestre per ammettere che non avevo la verità ma che potevo provare a essere me stessa e portare avanti i mie sogni.

Studiare me stessa e il mio ciclo mestruale mi ha regalato il permesso di essere “ciclica” e di comprendere le mie esperienze, i miei errori, le miei idee e i mie sogni come un seme che cresce, che potrà incontrare terra fertile, sole, grandine, frutti e anche la stagione invernale, per finire.

Fine prima parte… qui la seconda https://www.vicult.net/2021/08/06/un-bella-chiacchierata-con-lorenza-urbani-lunetta-per-parlare-di-un-tema-davvero-tabu-parte-seconda/

ma se intanto volente contattare Lorenza…

educ.mens.lunatica@gmail.com

http://educacionmenstrual.com.ar/

+54 9 3546 52-5653 per comunicazioni via whatsapp


educ.mens.lunatica@gmail.com

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