Una bella chiacchierata con Roberto Dalla Vecchia

Vicenza è una città che riserva sempre delle sorprese. Molti anni fa, andai alla prima “VicenzAcustica”. Una rassegna al teatro Astra con tre chitarristi acustici: Roberto Dalla Vecchia (di Vicenza e che era l’organizzatore della serata), Beppe Gambetta (un genovese) e Don Ross (un canadese). Ci andai senza sapere nulla, solo che amavo suonare la chitarra acustica (ndr. Quella in legno con le corde in metallo).

Quella sera scoprii un paio di cose: che se suonavi col plettro eri un flatpicker e se suonavi con le dita eri un fingerpicker, che io non sapevo assolutamente suonare la chitarra e che esistevano degli alieni che con la chitarra facevano cose incredibili.

Roberto Dalla Vecchia è uno degli esponenti più importanti della chitarra Flatpicking in Italia, viene chiamato come insegnante in alcuni fra i più famosi camp americani e ne organizza uno ogni anno sulle dolomiti, ma soprattutto compone delle musiche davvero struggenti (probabilmente sono di parte, me ne rendo conto)…

D: A chi non conosce il mondo delle chitarre acustiche, a chi non è mai stato spettatore di una delle 10 vicenzacustica, a chi non conosce e non sa cosa sia il flatpicking o il bluegrass cosa diresti per presentarti?

Sono un chitarrista acustico e compongo musica strumentale influenzata dalla musica tradizionale popolare, dalla musica popolare Nord Americana in modo particolare. Quindi forse il modo più semplice per definirmi è che sono un compositore- chitarrista. Sono Maestro di chitarra Flatpicking, ossia di chitarra suonata col plettro, nello stile di Doc Watson. ( ndr per i non “chitarristi” Doc Watson trasformò la strumento riuscendo a fare col plettro le melodie che fino a quel momento erano solo del violino e del mandolino. Da allora la chitarra acustica è passata dall’essere solo uno strumento d’accompagnamento ad essere anche uno strumento solista.)

D: Come è stato vivere il lock down senza concerti? La musica bastava a se stessa o hai sentito la mancanza dei concerti? Il lock down è stato complicato all’inizio, per i concerti, ma anche per l’attività didattica. Poi è stato tutto un impegnarsi ad imparare meglio le modalità online. Quindi ne ho sentito la mancanza, ma fino ad un certo punto, perché sono stato molto preso dalla fase di adattamento a strumenti tecnologici che avevo si già usato, ma che sono diventati primari.

D: la musica è cultura o comunicazione?

Entrambe , perché non sono due cose contrapposte. In modo particolare direi che la musica è lo strumento di comunicazione “emotiva” universale, perché non ha bisogno necessariamente di una lingua, ma è completamente permeata dalla cultura di appartenenza dell’artista. La musica aiuta a definire l’identità di un popolo. Quando si suona in contesti internazionali, con musicisti che vengono dai posti più diversi,soprattutto quando si suona e si improvvisa insieme (non si improvvisa solo ne Jazz), è ancora più palese quanto la musica sia identitaria. Io suono musica americana, ma la “spezia” italiana si sente sempre!

Roberto Dalla Vecchia con Jim Hurst

D: e la chitarra cos’è per te?

Fin dal primo giorno in cui l’ho imbracciata è stata un luogo in cui rifugiarmi, dove trovare pace, il luogo dove vado quando ho voglia di isolarmi. Detto ciò, oltre a soddisfare questo mio bisogno di solitudine, è diventata, paradossalmente, anche il modo in cui riesco ad esprimermi meglio con gli altri.

D: qual è la tua migliore qualità come musicista?

Faccio sempre molta fatica a valutarmi quindi posso dire quello che gli altri dicono a me. Quello che mi dicono più spesso è che sono un compositore sensibile, qualcuno azzarda raffinato, che sa emozionare. Non credo di essere un chitarrista super-tecnico che suona mille note al minuto… e neanche vorrei esserlo.

D: perché la musica è importante?

Allora parlo da ascoltatore, più che da musicista… Ascoltare musica ti permette di viaggiare e rivivere emozioni. Tutti i momenti più belli sono legati a delle canzoni. A livello individuale credo che la musica permetta di far emergere le emozioni da dentro, facilità la comunicazione con se stessi, è uno strumento di comunicazione interiore… la musica guida le emozioni, per questo bisogna ascoltare buona musica.

D: qual è la tua canzone, la tua iniziativa, il concerto di cui sei più fiero?

Il brano preferito è quello che devo ancora scrivere. Vicenzacustica di sicuro la mia “iniziativa” più significativa: un concerto che ho organizzato per 10 anni nella mia città! Quelle sere Vicenza diventava la capitale Italiana della chitarra acustica.

D: chiunque abbia partecipato ad un tuo workshop la considera una esperienza meravigliosa, qual è il tuo segreto nell’organizzarlo?

Il segreto del workshop è il clima che si crea fra i partecipanti: insegnanti e allievi. È un clima non competitivo, pervaso dal desiderio di condividere senza sentirsi giudicati. Io credo di dare un certo messaggio di semplicità che viene puntualmente recepito da tutti. Se prendi 20 chitarristi e li metti insieme c’è sempre il “fenomeno”, ma il clima dei miei workshop tende ad ammorbidire anche loro.

E poi il merito è anche della guest-star: al mio workshop c’è sempre un altro insegnante, un chitarrista, di solito straniero, che io invito. Di solito sono musicisti, di livello molto alto, che ho incontrato nelle mie esperienze all’estero. Scelgo “l’ospite” in base alla qualità, ma anche alla “chimica” che c’è fra noi, quindi scelgo sempre colleghi “simpatici”… quindi è anche un po’ merito mio 🙂

D: la chitarra è più gioia o dolore?

Per me la chitarra è gioia, non la associo proprio al dolore. La chitarra può esprimere dolore quando scrivo una canzone in un momento un po’ triste, ma Lei è sempre gioia.

D: se non avessi fatto il chitarrista cosa avresti voluto fare?

Posso dirti quello che farei adesso, non so cosa avrei fatto. Credo che adesso mi piacerebbe lavorare nel sociale. Ho sempre avuto un legame col mondo del volontariato e ho scritto anche dei brani ispirati da questa mia predilezione (ndr:”hands”) quindi se non facessi il musicista forse mi piacerebbe lavorare in quel mondo.

D: da cosa ti fai ispirare principalmente quando componi?

Non c’è una risposta univoca perché i brani nascono in modi molto diversi. Non ho un metodo “asburgico” di composizione: a volte inizio dall’incipit, inciampando in un fraseggio che poi sviluppo, a volte dipende da come ho accordato la chitarra (ndr. La chitarra si può accordare in molti modi diversi), a volte è un ritmo che mi ispira. A volte è anche aver suonato un brano altrui che mi ha fatto scoprire qualcosa di nuovo sullo strumento, non il brano in sé, ma il modo in cui l’artista ha approcciato allo strumento in modo diverso dal mio.

D: dicono che tui riesca a fare brani malinconici anche usando solo tonalità maggiori, è vero?

Si, è verissimo, a volte mi piacerebbe scrivere cose più allegre… (ndr. ride)

D: Cosa cambieresti del tuo percorso artistico?

Una cosa che mi rammarico è che io non ho voluto studiare seriamente chitarra classica. I miei genitori mi avevano indirizzato verso gli studi classici, ma io avevo voglia di suonare quello che piaceva a me e ho lasciato. Solo molto più tardi, collaborando con chitarristi classici mi sono accorto delle potenzialità che uno studio classico mi avrebbe dato. Ma evidentemente non c’ero con la testa, io volevo suonare la musica che ascoltavo: cantatutori italiani, americani, anche i pink floyd… ma non ho mai avuto un periodo “elettrico”, io sono sempre stato fedele alla chitarra acustica … non mi sono mai preso per una sbandata per le chitarre elettriche!

D: preferiresti essere ricordato per un brano che hai composto o per come hai suonato a un concerto?

Per un brano che ho scritto, anche perché non sono quasi mai soddisfatto delle mie performance live.

D: chi suona il tuo genere musicale ha dei riferimenti abbastanza riconosciuti, ma prima di conoscere Doc Watson, prima del bluegrass, prima della musica strumentale, cosa ascoltava Roberto Dalla Vecchia?

Sono fan da sempre di Edoardo Bennato, Paul Simon e Art Garfinkel, Neil Young.

D: Qual è il tuo prossimo progetto?

Ho un raporto particolare con le atmosfere natalizie e da sempre organizzo a casa mia un House concert in periodo natalizio per festeggiare con fan e amici. Quest’anno sarà un Natale speciale perché uscirà il mio CD di Natale che da molti anni i più accaniti frequentatori dell’House Concert Natalizio mi chiedono. Per una metà saranno brani che ho già proposto, ma ci saranno nuove trasposizioni di quelli che per me sono dei classici.

https://www.robertodallavecchia.com/

https://open.spotify.com/user/dallavecchia

https://www.facebook.com/RobertoDallaVecchia

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